La Placenta previa

Placenta previa : il feto, durante la gravidanza, riceve i nutrimenti e l’ossigeno attraverso la placenta. Nella maggior parte dei casi la placenta migra verso l’alto nel terzo trimestre di gestazione. Talvolta la placenta rimane previa, bassa, e questa evenienza se non diagnosticata e gestita tempestivamente può mettere in serio pericolo la vita del feto e della mamma.

 

La placenta previa può distaccarsi dall’utero e interrompere l’apporto di ossigeno al feto oppure provocare una grave emorragia materna.

La placenta previa può essere classificata come :

Placenta previa centrale

placenta previa marginale

placenta previa laterale

Complicanze per il neonato:

anemia fetale

ipossia fetale

morte fetale

prematurità

presentazione anomala

Complicanze per la madre:

placenta accreta

emorragia post-partum

distacco prematuro di placenta

perdite ematiche con anemia materna. 

Sofferenza fetale:

la sofferenza fetale si verifica nei casi in cui il sanguinamento provoca una grave anemizzazione della madre. E’ meglio in questi casi ricorrere a un taglio cesareo d’urgenza, con la nascita di figli prematuri.

La malasanità è quella materia che studia i casi in cui il medico o la struttura ospedaliera non ha adottato tutte le regole previste dai protocolli per queste situazioni più delicate. 

Soprattutto non appena la diagnosi di placenta previa viene confermata, il ginecologo dovrà consigliare assoluto riposo, astensione dall'attività sessuale, terapia farmacologica e nei casi più gravi ricovero ospedaliero. Qualora non vengano osservati tutti i protocolli vigenti si potrebbe quindi individuare un caso di errore medico ( malasanità ).

Esistono infatti delle Linee Guida a cui il medico ostetrico deve attenersi e far riferimento per la gestione della placenta previa, se non le esegue correttamente compie un errore medico.

La placenta previa è una condizione che deve essere diagnosticata, monitorata e gestita correttamente dal medico ginecologo, al fine di evitare gravi negligenze (malasanità), ad esempio la mancata diagnosi ecografica per inesperienza dell'operatore, il mancato o errato monitoraggio flussimetrico del benessere del feto a rischio d'ipossia e cosi via.

 

Andiamo con ordine e vediamo vari aspetti ricapitolando.

In 30 casi su 100 all'inizio della gravidanza quest'organo si posiziona nella parte bassa dell'utero. Successivamente con il passare dei mesi spesso migra verso l'alto liberando in questo modo il canale del parto. Il problema sorge se questo non avviene naturalmente.

Di solito la placenta si inserisce sul fondo o sulle pareti laterali dell'organo a una distanza sufficiente dall'orifizio uterino. Capita che in una gravidanza su duecento possa essere inserita in modo anomalo nella parte più bassa dell'utero quindi troppo vicina alla cervice o addirittura sopra di essa, si parla in questo caso di placenta previa.

In questi casi ostruisce totalmente o parzialmente l'uscita del canale del parto. L'anomalia in ogni caso non deve spaventare infatti se diagnosticata in tempo non pregiudica il buon esito della gravidanza. Sono però necessarie alcune attenzioni in più e nella maggior parte dei casi il parto sarà cesareo. I casi di malasanità si possono avere se non vengono eseguiti correttamente i protocolli esistenti per gestire la gravidanza con placenta previa.

La placenta previa è una anomala inserzione della placenta nell'ambito della superficie interna dell'utero. Possiamo immaginare l'utero come un bottiglione a testa in giù in cui la parte più grossa è il corpo dell'utero mentre il collo corrisponde alla cervice. 

In una gravidanza su tre può capitare che la placenta inizialmente vada a collocarsi sul collo, la zona che, con il trascorrere dei mesi andrà soggetta a contrazioni per il prepararsi al parto e dalla quale passerà il neonato al momento del parto stesso.

Man mano che l'utero cresce la placenta si sposta verso l'alto e tutto si risolve naturalmente, tuttavia nel 0,5/1% dei casi invece, resta bassa fino al termine della gestazione.

In sintesi si può affermare che la placenta previa si presenta quando subito dopo il concepimento, l'embrione si annida nell'utero materno in un punto del suo segmento inferiore, un fatto di per sè imprevedibile e inevitabile che però va gestito nel modo corretto.

Ci sono comunque alcuni fattori che aumentano le probabilità che l'evento si verifichi:

- l'età materna avanzata

- il numero di gravidanze precedenti

- la presenza di fibromi

- un pregresso cesareo

-aver sofferto di endometriti

- il fumo di sigaretta

Inoltre chi ha già avuto questo problema ha maggiore probabilità di svilupparlo nuovamente. Il rischio di recidiva infatti è del 4/8% delle donne.

Si può parlare di placenta previa solo ed unicamente dopo la 28-30 settimana, mentre in tutto il periodo precedente è corretto parlare di inserzione placentare bassa. Nel caso in cui la gravidanza prosegue bene non è necessario effettuare controlli continui ma a volte la placenta previa non funziona come quella normale. In questi casi le ecografie devono avvenire secondo protocolli precisi ed in maniera più ravvicinata. Qualora invece dovesse verificarsi una perdita ematica vaginale la futura mamma dovrà rivolgersi urgentemente al 118 o recarsi in ospedale.

Bisogna tuttavia ricordare che nei primi periodi dell'attesa è piuttosto comune una inserzione placentare bassa e questa situazione può interessare fino al 30% delle donne in attesa. Nella maggior parte dei casi la placenta migra e nel terzo trimestre risulta iserita correttamente. Possiamo affermare che se nell'ecografia del secondo trimestre si evidenzia questa anomalia è bene non preoccuparsi notevolemente. La patologia si determina solo allorquando la placenta rimane nella stessa posizione nonostante l'evolversi della gravidanza.

I sintomi più caratteristici

Dopo i primi mesi la palacenta previa potrebbe causare sanguinamento, dovuto a piccoli scollamenti di placenta, che in genere non creano problemi aproseguimento della gravidanza, è comunque sempre opportuno consultare il ginecologo e stare sotto stretta osservazione. Le complicanze sorgono nel terzo trimestre, quando la crescita dell'utero e le prime contrazioni possono determinare una rottura dei vasi sangugni che tengono unita la placenta a questa zona dell'utero e quindi provocare sanguinamenti anche abbondanti.

In breve nel terzo trimestre e durante il travaglio il segmento uterino inferiore si espande. Il tessuto della placenta tuttavia non è elastico e non può adattarsi alle modificazini dell'utero. Questo comporta un distacco dell'area di inserzione della placenta e quindi si presenti una emorragia vaginale.

In questo caso il sangue ha un colore rosso vivo e la mamma non accusa alcun dolore. Di solito il primo sanguinamento si presenta nel terzo trimestre di gravidanza tra la 28esima e la 34esima settimana di gestazione. E' invece piuttosto raro che ci siano perdite prima di questo periodo e se accade è perchè la placenta è previa centrale. Bisogna fare attenzione all'entità della perdita ematica perchè in alcuni casi potrebbe essere consistente.

Avvertenze in caso di placenta previa :

Innanzitutto bisogna fare una corretta diagnosi. In base alle più recenti linee guida alla 20esima settimana, durante l'ecografia morfologica, oltre ad evidenziare tutti i parametri relativi al feto, si individuano i casi in cui la placenta ha una dislocazione bassa e quindi vi è il rischio che in futuro possa restare previa.

In caso di placenta previa si devono adottare queste avvertenze / precauzioni :

- durante la visita ginecologica si deve evitare l'ispezione interna al fine di non provocare stimolazioni uterine

- astenersi da rapporti sessuali che possono provocare contrazioni del collo dell'utero

- non percorrere grossi tragitti in auto

- condurre una vita molto riposata

- in vacanza scegliere località con strutture sanitarie attrezzate e vicine.

- intorno alla 26 - 30 settimana effettuare una nuova ecografia per accertare se la placenta è rimasta previa o è risalita

- intorno alla 35esima settimana rifare una ecografia per stabilire in modo definitivo il tipo di parto e per escludere che oltre che previa la placenta sia anche aderente (accreta, percreta o invreta) ossia abbia messo radici nello spessore dell'utero. E' una evenienza rara ma potrebbe dare vita a complicanze più serie quindi maggiore deve essere l'attenzione.

Come intervenire!!

La futura mamma deve recarsi immediatamente in ospedale dove il medico valuterà gli interventi necessari. 

Qualora la gravidanza non avesse raggiunto la 34esima settimana, la perdita ematica fosse contenuta e non vi sia sofferenza fetale il medico può anche decidere di attendere. In ogni caso dovrà consigliare alla futura mamma un riposo assoluto, anche a domicilio.

In alternativa al riposo domiciliare può consigliare il ricovero ospedaliero per mantenere bambino e mamma sotto stretta osservazione, attraverso frequenti monitoraggi.

Solo nei casi più gravi si deve ricorrere a trasfusione di sangue: se le perdite ematiche sono ripetute ed abbondanti in quanto la futura mamma rischia di diventare anemica.

Se però le perdite ematiche continuano con frequenza eccessiva il medico e la struttura ospedaliera dovrà valutare l'opportunità di un taglio cesareo d'urgenza.

La placenta previa è una indicazione per effettuare generalmente un cesareo elettivo.

TRE tipi diversi di Placenta previa

come abbiamo già ricordato la placenta previa può essere:

- placenta previa marginale - nel caso in cui il margine placentare abbia una distanza inferiore a 2,5 cm dall'orifizio

- placenta previa laterale - quando è impiantata sul segmento uterino inferiore ma dista almeno 2.5 cm dal collo dell'utero.

- placenta previa centrale se ricopre l'orifizio uterino

Avvertenze / Consigli

Quando viene diagnosticata la placenta previa è doveroso seguire alcune piccole avvertenze /regole:

- Si consiglia di astenersi dai rapporti sessuali

- E' opportuno evitare sforzi fisici e anche se non è richiesto il riposo assoluto è importante condurre una vita tranquilla che escluda ogni tipo di affaticamento

- E' sconsigliato intraprendere viaggi lunghi e quindi faticosi, soprattutto in luoghi dove non siano presenti strutture sanitarie vicine e bene attrezzate.

- se compaiono perdite ematiche abbondanti chiamare subito il 118 o recarsi immediatamente all'ospedale.

La legge regola i casi di danni ai pazienti derivanti da malasanità ( errore medico ) per una diagnosi non corretta o una terapia sbagliata.

L'errore medico quindi cosiste nella somministrazione di una terapia sbagliata, di un monitoraggio errato e quindi di una diagnosi errata, che comportano un peggioramento nella situazione della mamma o del neonato.

L'errore da malasanità legittima il paziente a richiedere alla struttura sanitaria il risarcimento del danno e comporta per il medico anche una sanzione civile e penale.

 

Per approfondimenti:

Srudio Medico Legale Dott.ssa Lucia Gargiulo

Corso Vercelli 7 Milano

tel 02 87197753