Definizione Tumore

Il tumore consiste in una proliferazione cellulare sregolata. Le sue caratteristiche principali consistono nella perdita del differenziamento cellulare, nella capacità di invadere localmente il tessuto adiacente e, spesso, di generare metastasi (diffusione in sedi a distanza attraverso il circolo ematico o il sistema linfatico).

È possibile che il sistema immunitario giochi un ruolo significativo nel controllo dei tumori iniziali o nell'eliminazione delle cellule precancerose visto che gli stati di immunodeficienza risultano associati con un'aumentata incidenza di vari tipi di cancro, in particolare quelli legati alle infezioni virali, e i tumori del sistema linfatico e della cute.

 

Basi cellulari dei tumori

Ad oggi, la maggior parte dei tumori, specie se diagnosticata precocemente, può essere curata, mentre per le neoplasie diagnosticate negli stadi più avanzati è spesso possibile ottenere remissioni a lungo termine. Non è ancora certo se tutti i tumori, in particolare i carcinomi della mammella identificati in fase molto precoce con la mammografia o i carcinomi prostatici diagnosticati attraverso dosaggio dell'antigene prostatico specifico (PSA), possano andare incontro a progressione e diventare potenzialmente mortali per il paziente, ma è certo che la diagnosi precoce aumenta le possibilità di cura. Quando la cura non è un obiettivo perseguibile, come in molti casi di neoplasia avanzata, un ponderato approccio radioterapico, farmacologico, e/o chirurgico può migliorare la qualità di vita e prolungare la sopravvivenza. Tuttavia, altri pazienti, in particolare anziani e con comorbilità, possono mal tollerare queste terapie; per costoro le cure palliative possono rappresentare la scelta migliore.

Cinetica cellulare

Il tempo di replicazione cellulare è il tempo necessario affinché una cellula quiescente possa completare il ciclo dividendosi (vedi Ciclo cellulare.) dando origine a 2 cellule figlie. Le cellule maligne, in particolare quelle che derivano dal midollo osseo e dal sistema linfatico, possono avere un tempo di replicazione breve e, in genere, solo una piccola percentuale di esse è presente in G0 (fase di riposo). L'iniziale crescita esponenziale del tumore è seguita da una fase di "plateau" in cui la quota di cellule che va incontro a morte è più o meno simile alla quota di formazione delle cellule figlie. Il rallentamento della velocità di crescita può essere correlato con l'esaurimento della fornitura di sostanze nutritive e di O2 per il tumore in rapida espansione. I tumori di piccole dimensioni hanno una maggiore percentuale di cellule in attiva replicazione rispetto ai tumori più grandi.

Nell'ambito di molti tumori una sottopopolazione cellulare, identificata da determinate proteine di superficie, può avere proprietà staminali tipiche delle cellule primitive "normali", analogamente a quanto si osserva nell'embrione precoce. Queste cellule sono in grado di entrare in uno stato proliferativo. Sono meno sensibili al danno farmacologico o all'irradiazione. Si ritiene che siano in grado di ripopolare il tumore dopo il trattamento chirurgico, chemioterapico o radioterapico.

La cinetica cellulare di determinate neoplasie è un'informazione di grande rilevanza per la messa a punto dei protocolli di trattamento antiblastico potendo influenzare il dosaggio dei singoli farmaci e la tempistica di somministrazione. Molti farmaci antineoplastici, come gli antimetaboliti, sono più efficaci se le cellule sono in fase di replicazione attiva, e alcuni di essi funzionano solo durante una fase specifica del ciclo cellulare, aspetto che rende necessaria una somministrazione prolungata per catturare le cellule in divisione durante la fase di massima sensibilità.

 

Crescita tumorale e metastasi

Durante la crescita del tumore, le sostanze nutritive giungono dal circolo ematico per diffusione diretta. L'accrescimento locale è favorito da enzimi (p.es., proteasi) che degradano i tessuti adiacenti. Con l'aumento della massa, i tumori producono fattori angiogenetici, come il fattore di crescita dell'endotelio vascolare (VEGF), che promuovono la formazione di nuovi vasi, necessari per un ulteriore accrescimento del tumore.

 

Ciclo cellulare.

G0 = fase di riposo (assenza di proliferazione cellulare); G1 = fase di durata variabile che precede la sintesi del DNA (da 12 h a pochi giorni); S = Sintesi del DNA (in genere da 2 a 4 h); G2 = fase che segue la sintesi del DNA (da 2 a 4 h) nelle cellule è presente un corredo cromosomico tetraploide; M1= mitosi (da 1 a 2 h).

Un tumore può rilasciare cellule in circolo praticamente fin dalle fasi iniziali. Da studi su modelli animali, si è calcolato che un tumore di 1 cm è in grado di liberare nella circolazione venosa > 1 milione di cellule/24 h. Le cellule tumorali circolanti sono presenti in molti pazienti con neoplasie avanzate ed anche in alcuni casi con malattia localizzata. Sebbene la maggior parte delle cellule tumorali circolanti muoia nel compartimento intravascolare, occasionalmente singole cellule possono aderire all'endotelio vascolare e penetrare nei tessuti circostanti generando masse tumorali indipendenti a distanza dal tumore primitivo (metastasi). Le metastasi crescono praticamente allo stesso modo del tumore primitivo e possono, successivamente, originare altre metastasi.

I dati sperimentali suggeriscono che la capacità di invadere, migrare, impiantarsi con successo e stimolare la crescita di nuovi vasi sanguigni sono tutte proprietà fondamentali delle cellule metastatiche, che probabilmente rappresentano un particolare sottogruppo cellulare del tumore primario.

 

Alterazioni molecolari

Le mutazioni genetiche sono responsabili della generazione delle cellule neoplastiche e sono quindi presenti in tutti i tumori. Queste mutazioni alterano la quantità o la funzione di proteine che controllano la crescita e la divisione cellulare e la riparazione del DNA. Le due principali categorie di geni mutati sono rappresentate dagli oncogèni e dai geni oncosoppressori.

Oncogèni

Gli oncogèni sono forme alterate di geni normali (proto-oncogèni) che regolano diversi aspetti della crescita cellulare. La mutazione di questi geni può portare a un'attivazione diretta e continuativa di vie di segnalazione (p.es., recettori di superficie cellulare per fattori di crescita, vie di trasduzione intracellulare del segnale, fattori di trascrizione, fattori di crescita secreti) che controllano la crescita e la divisione cellulare, la riparazione del DNA, l'angiogenesi e altri processi fisiologici.

Nell'uomo si conoscono > 100 oncogèni potenzialmente in grado di contribuire al processo di trasformazione neoplastica. Per esempio, il gene RAS codifica per la proteina ras, che trasporta segnali da recettori ancorati alla membrana plasmatica lungo la via di RAS-MAP chinasi al nucleo della cellula, regolando di conseguenza la divisione cellulare. Determinate mutazioni possono comportare un'attivazione inappropriata della proteina Ras, con conseguente deregolazione della crescita. Infatti, la proteina Ras risulta alterata in circa il 25% delle neoplasie umane. 

Altri oncogèni sono coinvolti in tumori specifici. Tra questi:

 

    • HER2-NEU (amplificato ma non mutato nel carcinoma della mammella)   

    • BCR-ABL (una traslocazione di due geni coinvolta nella leucemia mieloide cronica ed in alcune leucemie linfocitiche acute a cellule B) 

    • C-MYC (linfoma di Burkitt) 

    • N-MYC (carcinoma polmonare a piccole cellule, neuroblastoma)

    • EGFR mutato (adenocarcinoma polmonare)

    • EML4-ALK (traslocazione che attiva la tirosina chinasi ALK e causa una particolare forma di adenocarcinoma polmonare)

Oncogèni specifici possono avere importanti implicazioni diagnostiche, terapeutiche e prognostiche (vedi le singole trattazioni relative alle specifiche malattie neoplastiche).

In genere, gli oncogèni originano da mutazioni cellulari somatiche acquisite secondarie a mutazioni puntiformi (p.es., indotte da cancerogeni chimici), da amplificazione genica (p.es., incremento del numero di copie di un gene normale), oppure da traslocazioni (in cui parti di geni differenti si fondono a formare un'unica sequenza). Questi cambiamenti possono sia aumentare l'attività del prodotto del gene (proteina) sia modificarne la funzione. Occasionalmente, la mutazione di alcuni geni determina la trasmissione ereditaria della predisposizione a sviluppare tumori, come accade nella sindrome ereditaria di predisposizione al cancro associata alla mutazione e alla perdita di funzione di BRCA1, BRCA2 o p53.

 

Geni oncosoppressori

Geni come p53 hanno un ruolo nel processo fisiologico di divisione cellulare e nella riparazione del DNA e sono fondamentali per identificare nelle cellule segnali di crescita anomala o di danno del DNA. Un malfunzionamento di questi geni conseguente a mutazioni ereditarie o acquisite, determina un'inefficienza del sistema di sorveglianza dell'integrità del genoma, la persistenza e la proliferazione di cellule con mutazioni spontanee e la formazione di tumori.

Come per la maggior parte dei geni, sono presenti 2 alleli, ognuno dei quali codifica per un gene oncosoppressore. Una copia difettosa di uno dei geni può essere ereditata lasciando, per quel determinato oncosoppressore, un solo allele funzionante. Se si sviluppa una mutazione nell'allele funzionante, si perdono i normali meccanismi protettivi garantiti del secondo gene oncosoppressore normale. Per esempio, il gene del retinoblastoma (RB) codifica per la proteina Rb, che regola il ciclo cellulare bloccando la replicazione del DNA. Le mutazioni a carico della famiglia del gene RB si verificano in molte neoplasie umane e permettono alle cellule colpite di dividersi continuamente.

Un'altra importante proteina regolatrice, p53, impedisce la replicazione del DNA danneggiato nelle cellule normali e promuove la morte cellulare programmata (apoptosi) nelle cellule con DNA alterato. Un'alterata o mancata attività di p53 permette alle cellule con DNA danneggiato di sopravvivere e dividersi. Le mutazioni sono trasmesse alle cellule figlie e conferiscono un'alta probabilità di errori nella replicazione del DNA e di conseguente trasformazione neoplastica. Il gene p53 è alterato in molte neoplasie umane. Come per gli oncogèni, la mutazione di geni oncosoppressori come p53 o RB nelle linee cellulari germinali può determinare una trasmissione verticale e una più alta incidenza di cancro nella progenie.

 

Anomalie cromosomiche

Alterazioni cromosomiche macroscopiche ( Panoramica sulle anomalie cromosomiche) possono verificarsi per delezione, traslocazione o duplicazione. Un tumore può svilupparsi se queste alterazioni riescono ad attivare o disattivare geni che comportano un vantaggio proliferativo sulle cellule normali. Alterazioni cromosomiche possono manifestarsi nella maggior parte dei tumori umani. In alcune malattie congenite (sindrome di Bloom, anemia di Fanconi, sindrome di Down), i meccanismi di riparazione del DNA sono alterati e i cromosomi vanno spesso incontro a rottura, determinando nei bambini un alto rischio di sviluppare leucemia acuta e linfomi.

 

Altri fattori

La maggior parte dei tumori epiteliali deriva da una sequenza di mutazioni che portano alla trasformazione neoplastica. Per esempio, lo sviluppo del tumore nella poliposi familiare si verifica attraverso una sequenza di eventi genetici: iperproliferazione epiteliale (perdita di un gene oncosoppressore sul cromosoma 5), adenoma precoce (alterazioni della metilazione del DNA), adenoma intermedio (aumento dell'attività dell'oncogene RAS), adenoma avanzato (perdita di un gene oncosoppressore sul cromosoma 18) e, infine, carcinoma (perdita di un gene sul cromosoma 17). Per lo sviluppo di metastasi possono essere necessarie ulteriori alterazioni genetiche.

I telomeri sono complessi nucleoproteici che avvolgono le estremità dei cromosomi e ne preservano l'integrità. Nei tessuti normali, l'accorciamento dei telomeri (che si verifica con l'invecchiamento) determina un limite finito nella divisione cellulare. L'enzima telomerasi, se attivato nelle cellule neoplasiche, provvede alla sintesi di nuovi telomeri permettendo la proliferazione continua del tumore.

 

Fattori ambientali per i tumori

Infezioni

I virus contribuiscono alla patogenesi dei tumori umani (vedi Virus associati ai tumori). Un potenziale meccanismo patogenetico prevede l'integrazione di parti di genoma virale nel DNA dell'ospite. Questi nuovi geni vengono espressi dall'ospite e possono interferire con la crescita o con la divisione cellulare, o alterare i geni normali dell'ospite deputati al controllo della crescita e della replicazione cellulare. In alternativa, l'infezione virale può indurre alterazioni a carico del sistema immunitario, determinando una ridotta sorveglianza immunitaria nei confronti dei tumori precoci.

Gli operatori sanitari esposti ai farmaci antineoplastici sono inoltre a rischio di effetti avversi sulla funzione riproduttiva.

Farmaci e sostanze chimiche

L'estrogeno presente nei contraccettivi orali può determinare un lieve aumento del rischio di cancro della mammella, ma questo rischio si riduce nel tempo. Anche estrogeni e progestinici usati per la terapia ormonale sostitutiva aumentano il rischio di cancro della mammella. Il dietilstilbestrolo (DES) aumenta il rischio di cancro della mammella nelle donne che hanno assunto il farmaco e aumenta il rischio di carcinoma vaginale nelle loro figlie che sono state esposte prima della nascita. L'uso a lungo termine di steroidi anabolizzanti può aumentare il rischio di carcinoma epatico. Trattamenti chemioterapici associati o meno a radioterapia aumentano il rischio di sviluppare un secondo tumore.

Cancerogeni chimici possono indurre mutazioni genetiche che determinano crescita cellulare incontrollata e formazione di tumori (vedi Carcinogeni chimici comuni). Altre sostanze, dette co-cancerogene, possiedono scarsa, o nessuna attività cancerogena intrinseca ma aumentano l'effetto cancerogeno di un altro agente nelle esposizioni simultanee.

 

Sostanze alimentari

Alcune sostanze alimentari possono aumentare il rischio di cancro. Per esempio, una dieta ricca di grassi e l'obesità stessa sono state correlate ad un aumentato rischio di cancro di colon, mammella e, probabilmente, prostata. Le persone che assumono alcool in grandi quantità di alcol presentano un rischio decisamente più alto di cancro della testa, del collo e dell'esofago. Una dieta ricca di cibi affumicati e marinati o di carne cotta ad alta temperatura aumenta il rischio di cancro dello stomaco. Le persone obese o in sovrappeso presentano un maggior rischio di sviluppare neoplasie a carico di mammella, endometrio, colon, rene ed esofago.

 

Fattori fisici

Stati flogistici cronici a carico di cute, polmone, sistema gastrointestinale o tiroide possono predisporre allo sviluppo di tumori. Per esempio, i pazienti con malattia infiammatoria intestinale cronica (colite ulcerosa) hanno un aumentato rischio di carcinoma colorettale. La radiazione solare e l'esposizione alle lampade abbronzanti aumenta il rischio di carcinomi cutanei e di melanoma.

 

Malattie immunologiche

Le disfunzioni del sistema immunitario conseguenti a mutazioni genetiche ereditarie, malattie acquisite, invecchiamento o all'azione di agenti immunosoppressori interferiscono con la normale sorveglianza immunitaria nelle fasi precoci del tumore e determinano un maggior rischio di cancro. Le neoplasie note, associate ai disordini del sistema immunitario comprendono:

 

    • Atassia-telangectasia (leucemia linfocitica acuta, tumori cerebrali, cancro gastrico)

      

    • Sindrome di Wiskott-Aldrich (linfoma, leucemia linfocitica acuta)

      

    • Agammaglobulinemia legata al cromosoma X (linfoma, leucemia linfocitica acuta)

      

    • Immunodeficienza secondaria ad immunosoppressori o all'infezione da HIV (linfoma a grandi cellule, cancro della cervice uterina, tumori della testa e del collo, sarcoma di Kaposi)

      

    • Malattie reumatiche come lupus eritematoso sistemico, artrite reumatoide e sindrome di Sjögren (linfoma a cellule B)

      

    • Anemia di Fanconi (leucemia mieloide acuta)

    • Una diagnosi di cancro può essere sospettata sulla base dell'anamnesi e dell'esame obiettivo, ma richiede una conferma mediante la biopsia e l'esame istopatologico della massa neoplastica. A volte, la prima indicazione deriva da un risultato anomalo di un test di laboratorio (p.es., l'anemia determinata da un cancro del colon).

 

Un'anamnesi completa e l'esame obiettivo possono rivelare indizi inattesi di un tumore precoce.

 

Anamnesi

I medici devono essere a conoscenza dei fattori predisponenti e devono specificatamente indagare la familiarità per neoplasie, esposizioni ambientali (compresa l'anamnesi di tabagismo) e patologie pregresse o presenti (p.es., malattie autoimmuni, pregressi trattamenti immunosoppressivi, epatiti da virus B e C, infezioni da HIV, alterazioni del Pap test o infezioni da papillomavirus umano). I sintomi che suggeriscono la presenza di una neoplasia occulta possono comprendere:

 

    • Stanchezza

      

    • Perdita di peso

      

    • Febbre

      

    • Sudorazione notturna

      

    • Tosse

      

    • Emottisi

      

    • Ematemesi

      

    • Ematochezia

      

    • Variazioni delle abitudini intestinali

      

    • Dolore persistente

 

Esame obiettivo

Un'attenzione particolare deve essere posta alla valutazione di cute, linfonodi, polmoni, mammelle, addome e testicoli. Grande importanza riveste anche l'esplorazione di prostata, retto e vagina. La valutazione clinica può giovarsi anche di ulteriori esami, tra cui quelli radiologici e bioptici.

Esami

I test si basano sulla diagnostica per immagini, sul dosaggio dei marcatori sierici tumorali e sull'esame istopatologico della biopsia; il ricorso ad uno o più tra essi può essere indicato nei pazienti con un'anamnesi sospetta o con segni fisici o di laboratorio suggestivi.

I test di imaging spesso comprendono la RX standard e/o l'ecografia, la TC, la PET e la RM. Questi esami aiutano ad identificare i reperti anomali, a determinare la natura di una massa (solida o cistica), a quantificarne le dimensioni, a stabilirne i rapporti con le strutture circostanti, che possono rivestire notevole importanza nel caso in cui dovesse essere considerato il ricorso a tecniche chirurgiche o a un'indagine bioptica.

I marcatori tumorali sierici possono fornire conferme in pazienti con reperti suggestivi di tumori specifici ( Immunodiagnosi dei tumori). La maggior parte di essi non viene utilizzata in routine come test di screening, tranne che in pazienti ad alto rischio. Esempi utili comprendono:

 

    • α-fetoproteina (carcinoma epatocellulare, carcinoma del testicolo)

      

    • Antigene carcinoembrionario (carcinoma del colon)

      

    • β-gonadotropina corionica umana (coriocarcinoma, carcinoma testicolare)

      

    • Immunoglobuline sieriche (mieloma multiplo)

      

    • Sonde di DNA (p.es., sonda per BCR per l'identificazione della traslocazione sul cromosoma 9-22 nella leucemia mieloide cronica)

      

    • CA 125 (carcinoma ovarico)

      

    • CA 27-29 (cancro della mammella)

      

    • Antigene prostatico specifico (cancro della prostata)

 

Alcuni di questi marcatori tumorali sono utili più nel monitoraggio terapeutico che nella diagnosi di tumore.

 

In presenza di un sospetto o di un riscontro di una neoplasia è quasi sempre necessario ricorrere ad un esame bioptico per confermare la diagnosi e determinare il tessuto di origine della lesione. La scelta della sede del prelievo è in genere determinata dalla facilità di accesso e dal grado di invasività. In presenza di una linfoadenopatia, una biopsia con ago sottile o una core biopsy possono permettere di stabilire il tipo di tumore; in presenza di un risultato non diagnostico, è indicata una biopsia a cielo aperto. Altre vie di accesso comprendono la broncoscopia per i tumori mediastinici di facile accesso o per le neoplasie polmonari centrali, l'agobiopsia epatica percutanea per le lesioni epatiche e l'agobiopsia TC- o eco-guidata per le lesioni polmonari o per le masse dei tessuti molli. Qualora tali procedure non fossero appropriate, potrebbe essere necessaria una biopsia a cielo aperto.

 

Il grading (gradazione) è una misura istologica di aggressività del tumore e fornisce importanti informazioni prognostiche. Essa viene determinata valutando il campione bioptico. Il grado si basa sull'aspetto morfologico delle cellule neoplastiche, tra cui l'aspetto dei nuclei, del citoplasma e dei nucleoli; la percentuale di cellule in mitosi; l'entità della necrosi. Per molti tumori maligni, sono state sviluppate scale di grading (gradazione).

 

I test molecolari come analisi cromosomiche, ibridazione fluorescente in situ (FISH), reazione a catena della polimerasi e ricerca di antigeni di superficie cellulare (p.es., nei linfomi e nelle leucemie, nei tumori del polmone e del tratto gastrointestinale) possono essere utili per delineare l'origine dei tumori metastatici, in particolare dei tumori di origine sconosciuta, e per orientare il percorso terapeutico.

 

Stadiazione

Una volta effettuata la diagnosi istologica, la stadiazione (ossia la valutazione dell'estensione della neoplasia) è utile sia per orientare il percorso decisionale terapeutico sia per definire gli aspetti prognostici. La stadiazione clinica si serve dei dati anamnestici, dell'esame obiettivo, degli esami di imaging, degli esami di laboratorio e della biopsia di midollo osseo, linfonodi o altre sedi sospette di malattia. Per la stadiazione di specifiche neoplasie si veda la trattazione dettagliata nel capitolo dedicato all'organo di riferimento.

 

Diagnostica per immagini

La diagnostica per immagini, soprattutto con tecniche di TC, PET e RM, permette di identificare la presenza di metastasi cerebrali, polmonari o dei visceri addominali, compresi surreni, linfonodi, sedi retroperitoneali, fegato e milza. La RM (con gadolinio come mezzo di contrasto) è la procedura di elezione per la diagnosi e lo studio dei tumori cerebrali, sia primitivi che metastatici. La PET è sempre più utilizzata per determinare l'attività metabolica di una massa o di un linfonodo sospetti. L'integrazione TC/PET può avere grande valore, soprattutto nelle neoplasie del polmone, della testa e del collo, della mammella e nei linfomi.

L'ecografia può essere utilizzata per lo studio delle masse a carico di mammella, cavità orbitaria, tiroide, tessuto cardiaco e distretto pericardiaco, pancreas, rene, testicolo e retroperitoneo. Può servire da guida per le biopsie percutanee e per discriminare le cisti piene di liquido dalle masse solide.

 

Gli esami di medicina nucleare possono identificare diversi tipi di metastasi. La scintigrafia ossea identifica un alterato accrescimento osseo (ossia attività osteoblastica) prima che esso sia visibile a una radiografia standard. Pertanto, questa tecnica è inutile nelle neoplasie puramente osteolitiche (p.es., mieloma multiplo); in queste patologie, l'esame di scelta è una RX ossea di routine.

 

Esami di laboratorio

I test di chimica clinica e il dosaggio degli enzimi sierici può essere utile nella stadiazione. L'aumento delle concentrazioni degli enzimi epatici (fosfatasi alcalina, LDH, ALT) e alti livelli di bilirubina suggeriscono la presenza di metastasi epatiche. Un aumento della fosfatasi alcalina e del Ca sierico può essere il primo segno di metastasi ossee. L'aumento dell'azotemia o della creatininemia può indicare la presenza di un'uropatia ostruttiva secondaria ad una massa pelvica, un'ostruzione intrarenale da parte di precipitati tubulari di proteine mielomatose, o una nefropatia uratica da linfoma o da altre neoplasie. Livelli elevati di acido urico si osservano spesso nei pazienti con tumori in rapida proliferazione e in quelli con malattie mielo- e linfoproliferative.

Esami invasivi

La mediastinoscopia ( Mediastinoscopia e mediastinotomia) è fondamentale per la stadiazione del carcinoma polmonare non a piccole cellule. In presenza di un interessamento linfonodale mediastinico, il paziente potrà beneficiare di un iniziale trattamento chemioterapico e di una susseguente resezione del tumore.

 

Biopsia e aspirato midollare sono particolarmente utili per identificare le metastasi da linfomi maligni e da carcinoma polmonare a piccole cellule. La biopsia osteomidollare è positiva nel 50-70% dei pazienti con linfoma maligno (a basso e medio grado di malignità) e nel 15-18% dei pazienti con tumore polmonare a piccole cellule. La biopsia del midollo osseo deve essere effettuata nei pazienti con alterazioni ematologiche da causa ignota (ossia anemia, trombocitopenia, pancitopenia).

La biopsia dei linfonodi regionali è parte integrante nella valutazione di molti tumori, come quelli di mammella, polmone e colon. L'asportazione del linfonodo sentinella (individuato tramite la captazione di un colorante vitale o di un tracciante radioattivo iniettato nella sede del tumore) può permettere un limitato ma definitivo campionamento linfonodale.

Un tumore può, a volte, essere identificato in pazienti asintomatici attraverso la regolare esecuzione dell'esame obiettivo e di test di screening.

Una fase della visita medica di routine deve essere dedicata ad un esame obiettivo teso alla valutazione di neoplasie di tiroide, cavo orale, cute, linfonodi, testicoli, prostata e ovaie.

I test di screening sono esami che vengono effettuati in pazienti asintomatici appartenenti a categorie a rischio (vedi anche Capire i test medici e i risultati dei test : Test di screening). Il razionale dei test di screening sta nel fatto che la diagnosi precoce può ridurre la mortalità per cancro attraverso una diagnosi di malattia in fase precoce e curabile. La diagnosi precoce può consentire il ricorso a terapie meno radicali e la riduzione dei costi. I rischi, tuttavia, comprendono i risultati falsi positivi, che necessitano di test di conferma (p.es., valutazioni bioptiche, endoscopiche) che possono determinare ansia, morbilità significativa, e costi elevati; e risultati falsi negativi, che possono fornire al paziente un erroneo senso di sicurezza, portandolo ad ignorare i sintomi susseguenti.

 

Lo screening va riservato alle seguenti circostanze:

    • Quando è possibile identificare un gruppo ad alto rischio (p.es., individui con anamnesi familiare positiva per cancro della mammella o della prostata)  

    • Quando la patologia ha una fase asintomatica durante cui il trattamento può modificarne l'esito (cancro della mammella, cancro del colon)

    • Quando la morbilità della malattia è rilevante se la diagnosi è ritardata

    • Quando è disponibile un test di screening sensibile, specifico ed economico.

Il dolore nei pazienti con neoplasie metastatiche è spesso dovuto alla presenza di metastasi ossee, all'interessamento di un nervo o di un plesso nervoso o alla compressione esercitata da una massa o da un versamento neoplastico. Una aggressiva terapia antalgica è essenziale nel trattamento del cancro e per il mantenimento della qualità di vita ( Trattamento del dolore).

I versamenti pleurici vanno drenati quando sintomatici e monitorati per la possibilità che si possano riformare. Se il versamento si riforma rapidamente, occorre considerare il posizionamento di un drenaggio ( Come eseguire una toracostomia con tubo di drenaggio) da toracotomia e l'utilizzo di agenti sclerosanti o drenaggi ripetuti con catetere.

La compressione midollare ( Compressione del midollo spinale) può derivare dalla disseminazione vertebrale della neoplasia e richiede un immediato intervento chirurgico o radioterapico. I sintomi possono comprendere dolore dorsale, parestesie degli arti inferiori e alterazione delle funzioni intestinali e vescicali. La diagnosi è confermata dalla TC o dalla RM.

Coaguli nel sistema venoso profondo con conseguente embolia polmonare, sono frequenti nei pazienti con tumore del pancreas, del polmone e con altri tumori solidi e nei pazienti con tumori cerebrali. I tumori producono sostanze procoagulanti, come il fattore tessutale, che determinano uno stato di ipercoagulabilità, in particolare dopo gli interventi chirurgici. Un trattamento anticoagulante può essere necessario per prevenire l'embolia polmonare.

Conseguenze metaboliche e immunitarie del cancro comprendono l'ipercalcemia, l'iperuricemia, l'aumento della produzione di ormone adrenocorticotropo (ACTH), la produzione di anticorpi che determinano alterazioni neurologiche, anemie emolitiche e molte altre complicanze paraneoplastiche ( Sindromi paraneoplastiche).