La sentenza della Corte di Cassazione, terza sez. civile, assume una particolare rilevanza in quanto chiarisce un importante principio in tema di accertamento e liquidazione di danni non patrimoniali.

La Suprema Corte, nel ritenere fondati alcuni motivi dei ricorso contro la sentenza d’Appello, ribadisce, innanzitutto, che il nostro ordinamento non conosce che una distinzione in materia di danni aquiliani: quella tra danni patrimoniali e non patrimoniali. Ciascuna di queste categorie giuridiche è unitaria.

Ovviamente, tanto il danno patrimoniale quanto quello non patrimoniale possono assumere infinite forme, perché possono incidere su infiniti beni od interessi.

Il danno non patrimoniale pertanto, che è categoria unitaria, si differenzia nei criteri di accertamento e di liquidazione, a seconda dell'interesse concreto su cui vada a cadere.

La natura unitaria del pregiudizio tuttavia non può restare un mero ossequio formale alla dogmatica: e dunque non è consentito moltiplicare le voci di danno chiamando con nomi diversi pregiudizi identici (v. Sez. U. Sentenza 26972.

Nel caso di specie,  chiarisce l’organo giudicante, di fronte ad una lesione permanente della salute, ai fini della liquidazione di tale pregiudizio occorre in astratto tenere conto:

  • dell'invalidità permanente causata dalle lesioni (danno biologico permanente), la cui liquidazione comprende necessariamente tutti i pregiudizi normalmente derivanti da quei tipo di postumi;
  • delle sofferenze che, pur traendo occasione dalle lesioni, non hanno un fondamento clinico (la medicina parla, al riguardo, di “dolore non avente base nocicettiva”): si tratterà, ad esempio, della vergogna, della prostrazione, del revanchismo, della tristezza, della disperazione.

Di conseguenza il giudice di merito deve:

  1. liquidare il danno alla salute applicando un criterio standard ed uguale per tutti, che consenta di garantire la parità di trattamento a parità di danno;
  2. variare adeguatamente, in più od in meno, il valore risultante dall'applicazione del criterio standard, al fine di adeguare il risarcimento alle specificità del caso concreto (c.d. 'personalizzazione del risarcimento').

L'una e l'altra di tali operazioni vanno compiute senza automatismi risarcitori, juxta alligata et probata, e soprattutto sulla base di adeguata motivazione che spieghi:

  • quali pregiudizi sono stati accertati;
  • con quali criteri sono stati monetizzati;
  • con quali criteri il risarcimento è stato personalizzato.

Studio Medico Legale a Milano - Corso Vercelli 7 - Dott.ssa Lucia Gargiulo

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