Sono almeno centomila le fratture vertebrali che si verificano ogni anno in Italia. In maggioranza riguardano anziani e sono fratture da compressione, per un cedimento delle vertebre legato all’osteoporosi.

 

Meno comuni, ma più insidiose, sono le fratture per traumi da incidente (incidente d’auto, caduta da cavallo), che possono avere conseguenze molto gravi se, oltre all’osso, viene danneggiato il midollo spinale.

 

Quali i segnali di frattura vertebrale?«Nel caso di fratture traumatiche, il dolore è di solito fortissimo; comunque, proprio a causa del trauma importante, il paziente viene ricoverato e sottoposto ad approfondimenti che permettono di diagnosticare la frattura e mettere in atto le terapie più adatte - dice Federico De Iure, direttore dell’Unità di chirurgia vertebrale dell’Ospedale Maggiore di Bologna -. Le fratture osteoporotiche sono più subdole e può capitare che non vengano diagnosticate in fase acuta, perché il dolore è inizialmente transitorio o scambiato con un comune mal di schiena. Tuttavia, prestando attenzione ad alcuni particolari, è più facile sospettare un cedimento vertebrale. Un dolore, più o meno acuto, nella parte dorsale o lombare della schiena, correlato a uno sforzo o a una caduta di piccola entità, non va sottovalutato, a maggior ragione se non migliora con antidolorifici e tende a scomparire a riposo e a ripresentarsi quando si sta in piedi».

 

Quali sono gli esami utili per la diagnosi?«In genere, è sufficiente la radiografia della colonna vertebrale. Solo in casi selezionati, sono utili altre indagini, come la tomografia computerizzata o la risonanza magnetica. La corretta diagnosi è fondamentale non solo per curare la frattura, ma anche per mettere in atto accorgimenti per evitarne di nuove, a partire dal trattamento dell’osteoporosi».

Come si curano le fratture vertebrali?«Nel caso di fratture traumatiche, il trattamento dipende principalmente dall’entità del danno, dall’età del paziente, dalla presenza o meno lesioni ai nervi. Comunque, nella maggior parte dei casi il trattamento è chirurgico. Fino a vent’anni fa le fratture da osteoporosi si curavano con riposo a letto, antidolorifici e un busto per alcuni mesi. Oggi, vertebroplastica e cifoplastica, tecniche percutanee mininvasive, offrono un’alternativa valida soprattutto ai pazienti, provati dal dolore alla schiena, nei quali la terapia conservativa non ha dato benefici. Queste procedure hanno il pregio di poter essere eseguite in anestesia locale nell’80% dei casi e di rimettere il paziente in piedi nell’arco di 24 ore, evitando l’allettamento prolungato con le conseguenze negative che può comportare per l’anziano. La vertebroplastica consente la stabilizzazione della frattura con l’iniezione di cemento acrilico, per mezzo di una piccola cannula, nel corpo vertebrale. La cifoplastica si esegue inserendo nel corpo vertebrale un palloncino, gonfiandolo fino a dilatare il corpo vertebrale ristabilendone la normale altezza, quindi iniettato cemento o osso sintetico per consolidare e stabilizzare la frattura. La cifoplastica consente anche di ripristinare la morfologia originale del corpo vertebrale».

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