Malasanità: con questa sentenza, che di seguito riporto in un breve riassunto, viene condannato per omessa diagnosi tempestiva il pediatra che con la sua condotta ha gravemente compromesso la salute della bambina poi deceduta.

 

Sentenza (n. 36602 del 2011) riguarda il caso di una bambina di otto mesi, affetta da un raro tumore, deceduta in seguito alle complicanze da esso derivate dopo essere stata ricoverata in ospedale nell'ultimo mese a causa della forte sintomatologia, in un primo momento manifestatasi solo in forma lieve.

La Corte d'Appello aveva confermato la decisione con la quale il Tribunale aveva condannato il pediatra curante alla pena di 6 mesi di reclusione per il reato di omicidio colposo, per avere cagionato la morte della bambina in quanto, per colpa generica consistita in negligenza, imprudenza ed imperizia, aveva omesso di diagnosticare tempestivamente la patologia dalla quale era affetta la piccola, rendendo così impossibile intervenire chirurgicamente con un'operazione che, stante la natura benigna della patologia in questione, sarebbe certamente risultata salvifica. I requisiti di colpa generica in parola venivano in particolare individuati nel fatto che l'imputato avesse sottovalutato i sintomi della malattia, non avesse prescritto una consulenza endocrinologica ed adeguati approfondimenti diagnostici quali ad esempio ecografia ed esami ormonali e, infine, non avesse proceduto ad diagnosi

(in sede di esame autoptico la stessa risultò di dimensioni di cm 12 x 10 e del peso di gr. 380). Nel confermare tali considerazioni la Corte d'Appello aveva rilevato, sulla scorta delle consulenze medico-legali espletate, che vi erano elementi chiaramente convergenti verso la patologia in questione. La stessa aveva inoltre confermato l'assoluzione dei sanitari operanti presso l'ospedale ove la piccola era stata infine ricoverata.

In punto di nesso causale, i giudici di merito ne ritenevano la sussistenza sulla base della considerazione che se il tumore, di natura benigna e con prognosi favorevole nella quasi totalità dei casi, fosse stato tempestivamente diagnosticato, si sarebbe potuto compiere un intervento chirurgico che avrebbe risolto la patologia.

Avverso tale decisione aveva quindi presentato  ricorso per Cassazione l'imputato, contestando la sussistenza di colpa nella propria condotta e lamentando che, dal quadro probatorio, non emergessero in alcun modo elementi certi per ritenere la sussistenza dei sintomi fino al mese precedente al decesso e, soprattutto, la certa riconducibilità degli stessi alla patologia in questione in considerazione anche della rarità della malattia, circostanza che sarebbe ulteriormente confermata dal fatto che anche i sanitari dell'ospedale ove la piccola era stata alla fine ricoverata, pur disponendo di una vasta gamma di strumenti diagnostici, non erano comunque stati in grado di diagnosticare la malattia ed erano stati assolti dall'accusa di omicidio colposo in considerazione del minor tempo durante il quale avevano avuto in osservazione la neonata.

La Suprema Corte respinge le doglianze dell'imputato sulla base della circostanza che egli, quale pediatra della piccola e come tale avendo sotto osservazione la paziente, avrebbe effettivamente dovuto, se non diagnosticare immediatamente la patologia, almeno disporre una serie di approfondimenti e indagini specialistiche che avrebbero consentito di pervenire ad una tempestiva diagnosi e di aggredire chirurgicamente il tumore. Quanto al nesso causale osserva inoltre come fosse indubbio che il decesso della bambina fosse da ricondursi alla condotta omissiva caratterizzatasi per superficialità, sottovalutazione della sintomatologia, mancato approfondimento diagnostico e mancata tempestiva diagnosi.

Studio Medico Legale a Milano - Corso Vercelli 7 - Dott.ssa Lucia Gargiulo

Studio Medico Legale specializzato in errore medico (malasanità) e risarcimento del danno