In tema di colpa professionale medica, l'errore diagnostico si configura non solo quando non si riesca ad inquadrare il caso clinico in una patologia nota,

ma anche quando si ometta di eseguire o disporre controlli ed accertamenti doverosi da parte di qualsiasi professionista che rivesta nei confronti del paziente una posizione di garanzia ed è quindi destinatario per l’intero dell'obbligo giuridico di impedire l'evento.

Il Tribunale di Catanzaro, con sentenza in data 23.11.2009 dichiarava uno pneumologo colpevole del decesso di un paziente, per aver azzardato una diagnosi senza avere acquisito integralmente gli esiti degli esami prescritti, che pure erano già disponibili al momento della visita, non accorgendosi, così, della grave patologia cardiaca in atto e, non intervenendo adeguatamente, non aveva evitato conseguenze letali, prevedibili ed evitabili. La Corte di Appello di Catanzaro, con sentenza in data 22 febbraio 2012, in riforma della sentenza di primo grado, assolveva l'imputato dal reato ascrittogli, per non avere commesso il fatto. La Corte di Appello rilevava che la condotta del sanitario appariva immune da censure, perché egli era esonerato dalla verifica di patologie a carico dell'apparato cardiocircolatorio, in presenza di altro specialista che aveva già contestualmente esaminato il paziente. Avverso la predetta sentenza proponevano ricorso per cassazione il Procuratore Generale della Repubblica presso la Corte di Appello di Catanzaro e la parte civile. Si evidenziava la contraddittorietà della motivazione posta a fondamento della sentenza impugnata, laddove i giudici del gravame avevano ritenuto corretta la prescrizione di un esame diagnostico e, del pari, corretta l'effettuazione della diagnosi, pur in assenza dell'esito del richiamato accertamento. Il Procuratore generale, in particolare, osservava che la visione della radiografia, come riferito dai consulenti tecnici in corso di dibattimento, avrebbe evidenziato un ingrandimento dell'ombra cardiaca, evenienza che avrebbe indirizzato verso una diagnosi differenziale. E rileva che lo stesso imputato aveva ammesso che, se avesse visto la radiografia, avrebbe richiesto una consulenza cardiologica con ecocardiogramma e disposto l'immediato ricovero del paziente.

Uno pneumologo visita un paziente diagnosticando una tracheite, senza nemmeno guardare la lastra toracica che il paziente aveva portato con sé. Dopo due giorni il giovane malcapitato muore per la rottura dell’aorta. Che responsabilità si configurano a carico dello pneumologo? La sua condotta può considerarsi negligente o non essendo lui specializzato in cardiologia il suo comportamento deve considerarsi corretto? Si deve considerare che, nel caso di specie, dalla condotta posta essere dal medico emergono profili di imperizia e di negligenza, che la Corte di Appello ha del tutto omesso di considerare. Risulta, infatti, accertato che l'imputato ebbe a formulare una diagnosi - rivelatasi errata - senza attendere e visionare gli esiti degli esami cardiologici, che erano stati prescritti e che già erano disponibili alla data della seconda visita, in palese violazione del dovere che grava sul singolo esercente la professione sanitaria, rispetto alla effettuazione della valutazione diagnostica. Tale conclusione si fonda sulla considerazione che in tema di colpa professionale medica, l'errore diagnostico si configura non solo quando, in presenza di uno o più sintomi di una malattia, non si riesca ad inquadrare il caso clinico in una patologia nota alla scienza o si addivenga ad un inquadramento erroneo, ma anche quando si ometta di eseguire o disporre controlli ed accertamenti doverosi ai fini di una corretta formulazione della diagnosi. Proprio errori di questo tipo sono rinvenibili nella condotta dell’imputato che finisce, quindi, per rispondere della morte del giovane paziente. Tuttavia, poiché nel caso di specie è spirato il termine prescrizionale massimo relativo alla fattispecie di omicidio colposo, la Corte annulla senza rinvio la sentenza impugnata, ai fini penali, perché il reato ascritto all’imputato è estinto per prescrizione.

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