Cos'è l' ipoglicemia neonatale?

Si assiste a ipoglicemia neonatale quando c’è un abbassamento del valore di zucchero nel sangue per ragioni esterne e per ragioni organiche.

Si definisce ipoglicemia neonatale la riduzione della glicemia al di sotto di 50 mg/dl. La presenza di glucosio nel sangue è essenziale perché garantisce una fonte di energia per tutti i tessuti. La quantità di glucosio disponibile varia nell’arco della giornata in funzione della quantità introdotta con il cibo durante i pasti, del suo consumo (attività fisica, stress, infezioni) e delle riserve presenti (glicogeno epatico).

I tessuti che fanno in particolar modo uso del glucosio quale fonte di energia sono il cervello, cuore e muscoli.

La rilevazione della glicemia si effettua attraverso prelievo ematico, glicemia plasmatica, oppure attraverso  la puntura di un dito, glicemia capillare.

La necessità di intervenire immediatamente in caso di ipoglicemia neonatale e di prevenirne la ricorrenza è volta alla prevenzione del danno neuronale. L’ipoglicemia quando severa può provocare un danno cerebrale dopo appena 6 ore.

Può comparire in epoca neonatale date le limitate riserve di glicogeno epatico e l’immaturità dei sistemi di produzione energetica alternativi (grassi) possono determinare ipoglicemia transitoria (stress, digiuno polungato).

L’ipoglicemia persistente può invece essere causato da:

iperinsulinismo congenito

ridotta produzione di ormoni iperglicemizzanti

difetti congeniti del metabolismo

Nel periodo neonatale la sintomatologia dell’ipoglicemia è caratterizzata da tremore e irritabilità, ipotonia, pianto lamentoso, vomito, cianosi, spasmi muscolari, convulsioni e coma.

 

Le forme neonatali richiedono il ricovero ospedaliero per la somministrazione di glucosio per via orale o endovenosa. Trattamenti variano a seconda della gravità e della singola situazione